


















(…) Gulino è sempre in cammino, come i profughi di cui racconta i passi, in una transumanza umana ininterrotta che porta alle radici dell’essere umano, transitando attraverso tempi e luoghi, attraverso materiali e tecniche, reinventandosi quotidianamente.
Gulino è un clandestino dell’arte, controcorrente, nessuna moda lo tiene legato ad una cifra stilistica, la sua identità sta nel percorso, nei suoi passi risoluti verso approdi sempre diversi, in definitiva verso la libertà.
Gulino è un ponte, tra i contenuti e la materia, tra l’arte e la vita, tra il pensiero e l’immagine. E poi dipinge anche ponti. Ponti solidi o pericolanti, cavi tesi tra la bestia e il superuomo, sopra abissi oscuri, profondi, sempre in bilico verso qualcosa di incerto. Sono oli o tecniche miste, pennellate veloci e gestuali o lente e misurate, sciabolate di colore che tracciano un movimento, un percorso possibile in cui segno e materia convivono sul confine instabile tra figurazione e astrazione (…).
Valentina Di Miceli