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In medio stat virtus

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"Gulino lavora con un sistema di temporalità circolare, una rete delle reti in cui confluiscono contemporaneamente passato, presente e futuro con le loro determinazioni in termini di cultura, di geografia umana e di vissuti individuali e collettivi. Tale circolarità temporale permette a Gulino di distinguere i limiti spaziali di una cultura, senza contrapporla ad un'altra, ma ponendola in uno spazio socratico e dialogico, aperto al confronto e all'attraversamento [...]. Le porte aperte, il soffermarsi sull'idea della soglia da attraversare e della sua potenzialità di comunicazione e collegamento, i libri capaci di parlare una lingua che non appartiene a nessuno e quindi assolutamente universale e archetipale, sono tutti temi affrontati da Gulino nella sua opera". (Gianluca Ranzi, In medio stat virtus, in Catalogo della mostra personale In Medio Stat Virtus, Fondazione Orestiadi di Gibellina, 2003)

"L'attenzione dell'artista si concentra nel riutilizzare "vecchie" porte, armadi e dispense, che poi vengono da lui trasformate in numerose librerie contenenti volumi di legno. Libri immaginari che lo stesso artista costruisce, dipinge e "scrive" [...]. Nell'osservare questi "contenitori" di memoria, si avverte che i segni del tempo hanno scavato la loro impronta nelle assi di legno, fino a divenire una sorta di scrittura nei frontespizi dei libri. Scrittura che viene poi a confondersi, nell'insieme, con le citazioni latine scritte direttamente dall'artista e con quell'insieme di segni, da lui liberamente inventati, che rappresentano una sorta di ulteriore, utopica evoluzione del linguaggio". (Lara Caccia, Le porte della memoria, in Titolo. Rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea anno XIV-n.42, autunno 2003)

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